Le chiese più famose di Venezia, un viaggio in secoli d'arte

In nessun’altra città come a Venezia, ho trovato una tale unità della vita odierna con la vita che ci parla dalle opere d’arte della sua età aurea e nella quale sole e mare sono più essenziali di tutta la storia. – Hermann Hesse

A Venezia ci sono più di 250 chiese tra consacrate e sconsacrate. Se quelle consacrate sono ovviamente in primis luoghi di culto, tutte insieme danno vita a un inestimabile patrimonio culturale, artistico e umano.

Le chiese di Venezia sono ambienti dove perdersi tra le magnificenze dei colori, degli stucchi, delle statue, dei mosaici, dove si rimane basiti davanti agli imponenti e raffinati monumenti funebri e sepolcrali: Dogi e Nobili hanno fatto a gara per secoli nel farsi tumulare con tutti gli onori all’interno delle chiese di Venezia. Ma la cosa più interessante è che i maggiori artisti e architetti vissuti tra il XIV e il XVII secolo a loro volta si agitavano come i dannati nell’inferno dantesco per lavorare alla creazione e all’allestimento dei luoghi di culto.

Per cui anche nella più piccola chiesa di Venezia, disegnata da nomi illustri come Palladio, Longhena, Scarpagnino e Lombardo, si trovano affreschi e opere di personaggi del calibro di Tintoretto, Tiziano, Veronese, Bellini, Sansovino, Lotto e Jacopo Palma il Giovane, giusto per citarne alcuni. È a questi artisti, alle loro scuole e allievi, che i turisti che visitano Venezia devono guardare e ringraziare quando visitano le meravigliose chiese della città lagunare.

In tutti i Sestieri di Venezia si trovano edifici religiosi di grande valore artistico. Molti di questi li abbiamo raccontati nelle pagine dedicate ai Sestieri. In questa sezione invece abbiamo voluto presentare con maggiori dettagli le 10 più famose chiese di Venezia, quelle assolutamente da non perdere. Raccontando anche alcune curiosità e aneddoti che rendono questi monumenti della bellezza e dell’arte un po’ meno divini.

Basilica di San Marco, un gioiello fatto di tesori e mosaici

Cuore di Venezia, della vita politica e religiosa nel corso dell’ultimo millennio, la Basilica di San Marco è un gioiello d’epoca bizantina, anche se di quello stile ormai rimane ben poco dopo tutti gli interventi gotici e cinquecenteschi. Il primo corpo della Basilica risale al IX Secolo. Leggenda narra che nell’anno 828 due pescatori veneziani, Buono da Malamocco e Rustico da Torcello, riuscirono ad impossessarsi del corpo dell’Evangelista Marco custodito ad Alessandria d’Egitto. Giunti a Venezia con le reliquie, il Santo fu immediatamente proclamato Patrono della città a discapito di San Teodoro, protettore di Venezia fino a quel momento.

Completamente ricostruita nel XII Secolo, San Marco inizia ad assumere l’aspetto attuale grazie ai magnifici e preziosissimi mosaici che pian piano vengono realizzati sia all’interno che all’esterno. La decorazione a mosaico della Basilica è unica al mondo: dall’atrio fino al presbiterio si sviluppa la storia del cristianesimo dall’Antico Testamento fino alla vita di Cristo, con importanti riferimenti alla vita di San Marco.

Impossibile descrivere in poche parole tutte le magnifiche opere d’arte custodite nella chiesa, così come è impossibile descrivere la bellezza degli oggetti che si trovano in quello che è chiamato il Tesoro di San Marco. Quest’ultimo è un’incredibile collezione di centinaia di opere di altissimo valore artistico e di inestimabile valore economico, raccolte nel corso dei secoli da nobili, commercianti e guerrieri veneziani in giro per il mondo. Tra i pezzi più pregiati calici e coppe d’epoca bizantina, lampade in cristallo, un delizioso bruciaprofumi a forma di piccolo palazzo d’origine islamica, patene (piccoli vasi) in oro e smalto, oggetti lavorati a filigrana, icone e il trono-reliquiario di San Marco in alabastro.

Curiosità sulla Basilica di San Marco: il Tesoro di San Marco ha subito nel corso del tempo furti, saccheggi e incendi. I danni maggiori li fece Napoleone che oltre a trafugare oggetti costrinse i veneziani a fondere, per un mese intero, l’oro lavorato che qui era custodito. Tra i tentativi più eclatanti di furto, ma non riuscito, si narra quello di un cretese che per mesi nel XV Secolo scavò un tunnel sotto la Basilica cercando di raggiungere le sale del tesoro. Venne preso prima di vedere la luce.

Basilica dei SS. Giovanni e Paolo, monumenti funebri di impressionante grandezza

E’ facile che chiedendo informazioni per arrivare alla Basilica dei Santi Giovanni e Paolo ci si senta rispondere: “Cerca la Basilica di San Zanipòlo?”, dalla contrazione dei nomi dei due Santi. Fatto sta che la Basilica è il più fulgido esempio di gotico veneziano. Fatta erigere dai frati domenicani tra il 1246 e il 1430, la Basilica diventò subito una delle più importanti della Serenissima: Dogi e Nobili per secoli ambirono e riuscirono a farsi tumulare tra le sue mura.

Così oggi chi visita la Basilica può ammirare monumenti funebri di impressionante bellezza e grandezza (con statue equestri di dimensioni naturali) realizzati in epoche diverse, che permettono quindi di avere un’idea dell’evoluzione del senso artistico nel corso del tempo. Tra i principali monumenti funebri quelli dei Dogi Pietro Mocenigo, Andrea Vendramin, Tullio Lombardo e Marco Corner, mentre tra le opere pittoriche si ammirano lavori di Giovanni Bellini, Paolo Veronese e Lorenzo Lotto.

Curiosità sulla Basilica dei Santi Giovanni e Paolo: diversi gli aneddoti che interessano la Basilica. Tra questi quello che riguarda la decisione da parte del Doge Jacopo Tiepolo (che qui ha il suo monumento funebre) di permettere ai domenicani di bonificare l’area per erigere la chiesa: leggenda narra che il Doge fece un sogno in cui colombe con al collo delle croci volavano intorno ad una nuova chiesa di Venezia. Infine una storia truce riguarda il sepolcro del condottiero Marcantonio Bragadin che morì difendendo Cipro dai Turchi: scuoiato vivo, la sua pelle fu riempita con paglia e portata in trionfo. Quando fu recuperata venne sepolta nella Basilica.

Chiesa di San Zaccaria, una commistione di generi architettonici

La Chiesa di San Zaccaria, nel Sestiere di Castello, è particolarmente originale perché ad una facciata in perfetto stile rinascimentale, corrispondono degli interni in perfetto stile gotico. La chiesa, del XV Secolo, ospita alcune grandi tele realizzate nei secoli tra il XVI e il XVIII, tra cui una pala del Bellini, la Madonna in trono e santi. Altre opere significative si trovano nella cappella di San Tarasio, come gli affreschi di Andrea del Castagno (uno dei pochi artisti toscani attivi a Venezia nel Quattrocento), di Francesco da Faenza, di Antonio Vivarini e di Giovanni d’Alemagna.

La Chiesa di San Zaccaria in origine era parte di un monastero di monache benedettine tenute particolarmente in considerazione dai Dogi della città. Ogni anno qui giungeva una solenne processione per l’ostensione della Zoia, un corno dogale da cerimonia (un particolare copricapo) ornato di pietre preziose. Di interessante originalità è anche il deambulatorio, il corridoio che circonda l’altare maggiore: è caratteristico delle chiese nordeuropee ed è uno dei rari esempi presenti nelle chiese veneziane.

Curiosità sulla Chiesa di San Zaccaria: nel 1456 le monache, preoccupate per lo stato di decadenza della chiesa, chiesero a Papa Callisto III di sovvenzionarne la ristrutturazione. Con il lauto finanziamento si poté non solo rimettere in sesto il preesistente, ma anche ampliarlo con un nuovo edificio posto in parallelo con il vecchio. Sovrapponendo le navate laterali delle due chiese si diede vita ad una unica grande struttura.

Basilica del Santissimo Redentore, il simbolo della rinascita

Quando la terza domenica di luglio si svolge la Festa del Redentore a Venezia, la chiesa custodita dai frati francescani sull’isola della Giudecca assurge a simbolo della rinascita. Una rinascita dopo la pestilenza del 1576 quando il morbo fece vittime illustri tra cui il pittore Tiziano. Nel 1577 il Senato commissionò ad Andrea Palladio la costruzione dell’edificio: il grande architetto diede così vita ad una delle sue massime espressioni di architettura religiosa.

La basilica venne affidata ai frati cappuccini che chiesero e ottennero dal Senato della Serenissima che non fossero ammesse sepolture all’interno della Basilica per non tradire lo spirito di povertà e semplicità. La scelta dell’isola della Giudecca per l’edificazione della Basilica fu dettata sia dalla presenza dei frati che godevano di massima stima, che per la posizione: la chiesa domina il Bacino di San Marco ed è perfettamente visibile perché è quasi a ridosso della riva.

Dal punto di vista architettonico la facciata della chiesa ha il tipico impianto palladiano, mentre l’interno con la sua maestosa semplicità rappresenta la migliore espressione del tempio molto classico, dedicato alla preghiera. Tra le maggiori opere presenti nella Basilica, che è completamente in marmo bianco, i dipinti di Pietro Vecchia, Jacopo Tintoretto e Jacopo Palma il Giovane, ma soprattutto la bellissima pala con il Battesimo di Cristo di Paolo Veronese.

Curiosità sulla Basilica del Santissimo Redentore: i progetti del Palladio per la Basilica del Santissimo Redentore vennero utilizzati per realizzare il Duomo di SS. Pietro e Paolo di Villafranca di Verona che risulta quindi pressoché identica all’originale. Inoltre, la solenne scala d’accesso alla Basilica veneziana venne pensata dal Palladio proprio in funzione dell’afflusso enorme di fedeli previsto nei giorni delle funzioni e delle ricorrenze religiose.

Basilica di San Giorgio Maggiore, un’architettura della Roma Antica

La Basilica di San Giorgio Maggiore che sorge sull’isola omonima è parte di un complesso monumentale parzialmente realizzato da Andrea Palladio, lo stesso architetto della Basilica del Santissimo Redentore. Il complesso comprende anche il monastero benedettino (del 982 d.C.) oggi sede della Fondazione Giorgio Cini. La Fondazione, nata con lo scopo di rivitalizzare l’Isola di San Giorgio dopo anni di incuria, è oggi promotrice di importanti attività di ricerca e organizzazione di eventi, congressi e convegni culturali.

La chiesa è un imponente edificio che riprende le architetture della Roma Antica, propria dello stile palladiano. L’interno è affrescato con mirabili opere di Tintoretto, Jacopo Palma il Giovane, Sebastiano Ricci e altri artisti: di notevole interesse le opere del Tintoretto del Presbiterio, l’Ultima Cena e Il Cader della Manna e la tela del Carpaccio di San Giorgio che uccide il drago.

Nella storia della Basilica si ricorda in particolare l’anno 1799 quando tra queste mura venne eletto Papa Pio VII: all’interno della Cappella superiore è ancora conservata la stufa dove i cardinali bruciarono le schede della pontificia elezione. Il monastero adiacente alla chiesa è curato dai monaci benedettini che oltre a dare ospitalità a chi volesse soggiornare qualche giorno sull’isola, organizzano corsi di canto gregoriano che accompagnano anche le liturgie della domenica.

Curiosità sulla Basilica di San Giorgio Maggiore: il campanile della Basilica di San Giorgio Maggiore ricostruito nel 1790 dopo il crollo dell’originale nel 1774 è da sempre in competizione con il Campanile di San Marco nell’offrire una panoramica su Venezia e sulla laguna. Sebbene il campanile di San Marco sia più alto di una ventina di metri, c’è chi preferisce ammirare il panorama da quello della chiesa sull’isola di San Giorgio per diversi motivi: il ridotto numero di turisti che lo ‘scalano’, una vista più ampia su tutta Venezia e anche il costo inferiore del ticket. 5 euro contro 8.

Basilica di Santa Maria della Salute, soggetto amato dai pittori di ogni epoca

Là dove Dorsoduro termina con un’ultima isola affacciata a nord al Bacino di San Marco e a sud sull’Isola della Giudecca, in località Punta della Dogana, sorge dal 1630 una delle chiese più famose di Venezia, la Basilica di Santa Maria della Salute.

La chiesa, ripresa in opere pittoriche da generazioni e generazioni di artisti, è stata edificata su progetto dell’architetto Baldassarre Longhena su commissione del Senato della Serenissima come omaggio alla Madonna per la fine dell’epidemia di peste del 1630 che aveva causato più di 80 mila morti tra i veneziani. Il 21 novembre si festeggia la Festa della Madonna della Salute, che insieme a quella del Redentore (terza domenica di luglio) è una delle tradizioni religiose più sentite dai cittadini di Venezia.

La Chiesa, considerata un ottimo esempio dell’architettura barocca veneziana, ha pianta ottagonale e si presenta come un’imponente massa marmorea su cui spiccano decine di statue, ma soprattutto l’altissima cupola, elemento molto moderno per l’epoca in cui la Basilica fu costruita. Al suo interno ospita pregevoli opere di Tintoretto e di Tiziano, mentre sull’altare maggiore si possono ammirare statue di Giusto Le Court, scultore fiammingo trasferito a Venezia. Da non perdere negli altari posti sulla destra della Chiesa le bellissime opere di Luca Giordano, un grande pittore napoletano. Infine, impossibile non gustare il sabato pomeriggio, le splendide sonate d’organo, uno strumento a 51 canne realizzato da Francesco Dacci Junior nel 1782.

Curiosità sulla Basilica di Santa Maria della Salute: la pestilenza del 1630, oltre a portare all’edificazione della Basilica di Santa Maria della Salute, portò in retaggio un’altra particolarità. Sempre in memoria di quel terribile periodo, le gondole di Venezia sono da allora di colore nero.

Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari: tra arte e musica

Nel Sestiere San Polo, in Campo dei Frari, si erge maestosa la Basilica di Santa Maria dei Frari, splendido esempio di gotico veneziano: la Basilica è protagonista della vita culturale della città grazie al fitto calendario di concerti di musica classica e sinfonica organizzati in loco. La Chiesa, dopo San Marco, è uno dei complessi religiosi più importanti della città e rappresenta uno dei principali centri italiani per l’Ordine dei Francescani.

Costruita nei primi decenni del 1200, venne successivamente ricostruita un paio di volte per ampliarla a causa della grande affluenza di fedeli: l’attuale edificio è la versione definitiva del XVI Secolo. Per la ricchezza e la bellezza delle opere d’arte ospitate al suo interno, la Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari è considerata uno degli edifici religiosi più prestigiosi di Venezia.

L’importanza storica della chiesa, data soprattutto dall’influenza dei Frati Francescani nella vita sociale della città, ha fatto sì che i più grandi artisti contribuissero a ricoprirla di meravigliose opere d’arte. Qui si ammirano un Trittico della Madonna e i Santi di Bellini, la Pala dell’Assunta e la Pala della Madonna di Ca’ Pesaro di Tiziano, una statua in legno di San Giovanni Battista di Donatello, un dipinto sempre raffigurante il Battista di Sansovino e immagini della Vergine e dei Santi di Bartolomeo Bon.  La pala dell’Assunta del Tiziano fu inizialmente mal vista dai frati per la sua eccessiva ‘modernità’, ma siccome l’ambasciatore austriaco di Venezia si propose immediatamente di acquistare l’opera ad un prezzo astronomico, i buoni frati si ricredettero e posero l’opera in bella vista.

Curiosità sulla Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari: all’interno della basilica si trovano ben tre organi a canne. Il primo, organo Piaggia, è del 1732, il secondo, organo Callido, del 1795 e il terzo, organo Mascioni, del 1928. Con i primi due, che sono posti l’uno di fronte all’altro lungo la navata centrale (il terzo è dietro l’altare), viene ancora oggi proposto il ‘doppio coro’ nel corso delle cerimonie solenni.

Chiesa di San Sebastiano, il mausoleo del Veronese

Sono diversi i motivi che devono spingere i turisti fino a questa piccola chiesa in Campo San Sebastiano a Dorsoduro. Il primo, il più significativo è per la presenza in tutti gli spazi della chiesa di affreschi del Veronese, capolavori del grande maestro che tra queste mura diede il meglio di sé e della sua arte pittorica.

Di particolare bellezza ed originalità sono i dipinti sul soffitto che rappresentano le storie di Ester come sono raccontate nei Libri di Ester del II secolo a.C.: la giovane ebrea, moglie del re persiano Assuero, salvò il popolo ebraico dalle perfidie del malvagissimo Aman. La raffigurazione della storia di Ester non è affatto frequente nell’iconografia cristiana.

La Chiesa di San Sebastiano risale al 1455, ma è stata consacrata solo un secolo dopo quando venne ultimata dall’architetto Scarpagnino e oggi è considerata uno dei più importanti luoghi d’arte della città in quanto irripetibile mausoleo veronesiano. Tra le altre opere più interessanti all’interno di San Sebastiano una raffigurazione di San Nicolò di Tiziano oltre a lavori di Tintoretto, Jacopo Sansovino e Jacopo Palma il Giovane.

Curiosità sulla Chiesa di San Sebastiano: la prima Chiesa di San Sebastiano risale al 1393, mentre quella visitabile oggi è del 1506. Al contrario di quanto spesso avviene nei tempi moderni, tutti i documenti di spesa dell’ampliamento vennero raccolti in un fascicolo chiamato “Processo n. 7”. Il fascicolo contiene le registrazioni delle donazioni fatte dai fedeli, il diario quotidiano degli ordini dei materiali, quello degli arrivi in cantiere, i pagamenti di utensileria, materiali, operai e trasporti, i preventivi e i contratti di subappalto con gli artigiani, i prestiti bancari contratti, gli accordi tra costruttore e architetto, le ricevute consegnate a Paolo Veronese a pagamento delle opere pittoriche.

Chiesa di Santa Maria dei Miracoli, lo scrigno di Venezia

A Venezia è conosciuta come lo ‘scrigno’ perché ha una forma semplice ed è completamente ricoperta, sia all’interno che all’esterno, da marmi colorati residui della costruzione della Basilica di San Marco.

La Chiesa di Santa Maria dei Miracoli, che sorge nel piccolissimo Campo dei Miracoli a Cannaregio, è uno splendido esempio di architettura del Rinascimento veneziano, opera della scuola dell’architetto Pietro Lombardo. L’edificio venne commissionato al Lombardo dal nobile Angelo Amadi per custodire un’icona della Vergine con Bambino che era considerata miracolosa: l’immagine oggi è posta sull’altare.

La chiesa è per ricchezza seconda solo a San Marco ed è particolarmente richiesta per i matrimoni perché all’interno vi è una scalinata che conduce al presbiterio il quale, in particolari momenti della giornata, è inondato dalla luce proveniente dalla cupola. Un luogo estremamente suggestivo dove suggellare il patto d’amore. Di grande impatto è anche il soffitto in legno a cassettoni con le cornici intagliate e dorate. Un particolare degno di rilievo è il lato esterno sinistro della chiesa che è completamente immerso nel canale.

Curiosità sulla Chiesa di Santa Maria dei Miracoli: è particolarmente amata dai fedeli legati al culto mariano, della Madonna. Da secoli infatti si susseguono notizie di preghiere e richieste fatte dai pellegrini esauditi per intervento di Maria, madre di Gesù. Come è facile immaginare il mese di maggio è vissuto intensamente dai parrocchiani che inondano la chiesa di fiori e atti di fede.

Chiesa della Madonna dell’Orto, un’origine davvero particolare

E’ una strana storia quella dell’origine della Chiesa della Madonna dell’Orto che sorge nel Campo omonimo nel Sestiere di Cannaregio. La chiesa infatti, realizzata nel XIV secolo, era legata ad un monastero dell’ordine degli Umiliati che predicavano un ritorno alle origini della povertà cristiana.

Ma c’era un problema. La chiesa sorgeva in una zona di mercanti e commercianti, molto devoti e dediti alle donazioni, per cui nel giro di poco tempo la chiesa e i suoi frati accumularono ricchezze e potere. Inoltre in un primo momento la chiesa venne intitolata a San Cristoforo, ma un bel dì i frati decisero di portare all’interno dell’edificio una statua della Madonna particolarmente amata dai Veneziani, che era posta in un orto lì vicino. Da allora la Chiesa prese il nome di Madonna dell’Orto e del povero San Cristoforo rimane solo una statua all’ingresso.

L’importanza della chiesa è data soprattutto dalle tantissime opere d’arte che qui sono ospitate e conservate. Sono presenti tra gli altri, lavori del Tintoretto (che abitava qui vicino e che qui è sepolto), di Cima da Conegliano, Giovanni Bellini e Jacopo Palma il Giovane. Di particolare bellezza e originalità è il rosone centrale con due finestrelle laterali adornate da pietre bianche e rosse che danno vita ad un particolare gioco cromatico.

Curiosità sulla chiesa della Madonna dell’Orto: si trova all’estremo nord del sestiere di Cannaregio in un tratto di terra che un tempo era occupato da orti e giardini. Il Campo dell’Orto su cui sorge, così come i piccoli campi adiacenti, Campo dei Mori e Campo di Sant’Alvise sono dei rarissimi esempi della tipica pavimentazione veneziana rimasti intatti nel corso dei secoli. Sono realizzati con fasce di pietre bianche e di mattoni posti a lisca di pesce.

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