Alla scoperta dei Palazzi di Venezia tra aneddoti e curiosità

Se il fare fosse facile come il sapere ciò che è bene fare le cappelle sarebbero state chiese e le catapecchie dei poveri palazzi di principi. – William Shakespeare

Fare una selezione dei Palazzi di Venezia per soddisfare la fame di conoscenza dei turisti è quasi un crimine. Perché a Venezia ci sono centinaia di palazzi che hanno rilevanza storica o architettonica e sono diverse decine le antiche dimore visitabili.

Quello che ci assolve in questo lavoro di selezione è la consapevolezza che chi visita Venezia in un week end o pochi giorni deve ottimizzare il proprio tempo compiendo a sua volta una scelta su cosa vedere o meno. Ed è in quest’ottica che That’s Venice si pone: proporre una prima selezione dei 10 più interessanti palazzi di Venezia in modo che i turisti facciano a loro volta una scelta.

Per cercare di essere esaustivi nel presentare i più importanti edifici civili di Venezia, abbiamo provato a fornire i principali motivi di interesse storico, architettonico e artistico di ciascuno dei ’10 palazzi’. In più, per smuovere gli animi più curiosi, abbiamo cercato (e trovato) per ciascun edificio un dettaglio, una curiosità che stimolasse maggiormente l’interesse. Il risultato è che alla fine scegliere è difficilissimo. Non prendetevela con noi però, non è Venezia che è cattiva, sono il tempo e la storia ad averla disegnata così.

Ca’ d’Oro, il più famoso palazzo di Venezia

La Ca’ d’Oro, uno dei più famosi palazzi di Venezia, è affacciata sul Canal Grande nel sestiere di Cannaregio. Ca’ d’Oro è oggi un museo che ospita la collezione di opere d’arte raccolte da Giorgio Franchetti, mecenate e collezionista veneziano morto nel 1922.

Il palazzo della prima metà del 1400 è frutto della collaborazione di diversi architetti su commissione del mercante veneziano Marino Contarini. Nel corso dei secoli il palazzo ha subito molti rifacimenti a seconda dei bisogni abitativi dei proprietari: alla fine del XIX secolo Ca’ d’Oro venne acquistata da Franchetti per l’enorme cifra dell’epoca di 170 mila lire con l’intento di farne un museo che venne inaugurato dopo la sua morte nel 1927.

Lo splendido palazzo in gotico veneziano deve la sua vita al Barone Franchetti che lo sottrasse a improvvidi acquirenti che volevano sfruttarne la fama unicamente a scopi commerciali. In particolare nella storia della Ca’ d’Oro si ricordano con orrore gli interventi di tal Giovanni Battista Meduna, che aveva avuto il compito di restaurare il palazzo da parte della grande ballerina Maria Taglioni (1804-1884) a cui il palazzo era stato regalato dal principe russo Alexandre Troubetzkoi. Dopo poco che il Meduna iniziò i lavori (o meglio gli scempi, frantumando colonne e asportando marmi e capitelli) intervenne la Giustizia cittadina che gli ordinò a suon di citazioni di interrompere quello che i veneziani consideravano un vero e proprio sfregio alla città.

Curiosità sulla Ca’ d’Oro: si chiama così perché in origine alcune parti della facciata erano ricoperte del metallo prezioso. Di notevole impatto è il pavimento del primo piano: 350 metri quadri di geometrie realizzate con i marmi più pregiati, porfido rosso, serpentino, pavonazzetto, luculleo.

Ca’ Vendramin Calergi, la sede del Casinò di Venezia

Ca’ Vendramin Calergi, nel sestiere di Cannaregio e affacciata sul Canal Grande, è la sede del Casinò di Venezia. Il palazzo risale al 1481, opera dell’architetto Mauro Codussi con affreschi e decorazioni del Giorgione oggi non più visibili. All’inizio del 1600 la famiglia Calergi ampliò la struttura e dal 1739, con la nuova proprietà della famiglia Vendramin, il palazzo assunse la denominazione ancora attuale, Vendramin Calergi. Nel 1946 divenne proprietà del Comune di Venezia che l’adibì a Casinò.

La facciata di Palazzo Vendramin è uno dei migliori esempi del Rinascimento veneziano, con un gioco architettonico che riunisce, sovrapponendoli, i tre maggiori ordini architettonici, dorico, ionico e corinzio. Tra gli elementi decorativi in facciata si può notare l’incisione latina ‘Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam‘ (Non a noi, o Signore, ma al tuo nome dà gloria) che era il motto dei Cavalieri Templari. Sul lato del palazzo accessibile anche dal canale, si apre un giardino, mentre al Piano Nobile si possono ammirare opere cinquecentesche di Palma il Giovane.

Curiosità su Ca’ Vendramin Calergi: nel palazzo è morto il 13 febbraio del 1883 Richard Wagner. Il compositore tedesco aveva affittato parte del palazzo un anno prima dopo aver sposato la figlia dell’amico Franz Liszt il quale abitava nel palazzo e qui aveva copmposto l’opera La lugubre gondola. Si narra che Giuseppe Verdi di passaggio a Venezia volesse andare a trovare il Grande Maestro (Wagner) proprio il giorno che questi passò a miglior vita. Gabriele d’Annunzio fece porre una lapide con l’incisione: “In questo palagio, l’ultimo spiro di Riccardo Wagner, odono le anime, perpetuarsi come la marea che lambe i marmi”. In memoria del compositore ogni anno nel giardino del palazzo vengono organizzati concerti di musica wagneriana.

Ca’ Foscari, il Palazzo in volta del Canal

Ca’ Foscari, nel sestiere di Dorsoduro ed affacciata sul Canal Grande, è la sede dell’università Ca’ Foscari di Venezia.

Nel corso del XV secolo qui sorgeva un palazzo chiamato Casa delle Due Torri che la Repubblica di Venezia regalò, a seconda dell’occasione, ai Gonzaga, ai Visconti e agli Sforza, per poi confiscarlo quando le vicende politiche cambiavano registro. Nel 1452 la Casa venne abbattuta e sulle sue ceneri venne edificato dal doge Francesco Foscari il palazzo giunto fino ai giorni nostri: nel corso dei secoli è stato utilizzato per ospitare sovrani e diplomatici europei in visita a Venezia.

Ca’ Foscari non è semplicemente un palazzo sul Canale Grande, ma è in volta del Canal, cioè sulla grande ansa che consente di avere una vista che spazia dal Ponte di Rialto al Ponte dell’Accademia, diventando così il luogo preferito dai grandi pittori per le loro opere panoramiche. Inoltre, l’importanza che Ca’ Foscari ha rivestito nella storia di Venezia si può ancor oggi desumere dal fatto che la tribuna delle autorità nel corso della Regata Storica viene allestita su una struttura galleggiante proprio davanti al Palazzo.

La facciata di Ca’ Foscari riprende la facciata del palazzo delle Procuratia e di Palazzo Ducale in Piazza San Marco. Molto interessanti sono alcuni particolari che a volte è difficile notare. Come ad esempio all’altezza del secondo piano della facciata, si distingue lo stemma di famiglia, mentre al terzo piano, le finestrelle con colonne e pilastrini, sono del tutto simili a quelle della Ca’ d’Oro. Tra le particolarità di Ca’ Foscari il cortile di quasi 1.000 metri quadri, tra i più grandi di Venezia, e gli affreschi del 1935 di Sironi al secondo piano.

Curiosità su Ca’ Foscari: le vicende della famiglia Foscari, in particolare quella del figlio del Doge Francesco, Jacopo Foscari, ingiustamente accusato di omicidio (anche se in precedenza accusato giustamente di corruzione) sono diventate il soggetto di una famosa tragedia di Lord Byron, I due Foscari, che in seguito venne adattata da Giuseppe Verdi.

Ca’ Rezzonico, palazzo patrizio e dimora di mercanti

Ca’ Rezzonico, nel sestiere di Dorsoduro, è stata realizzata nell’arco di 100 anni a partire dalla seconda metà del XVII secolo su progetto di Baldassarre Longhena. Dal 1935 è proprietà del Comune di Venezia ed ospita il Museo del ‘700 con una collezione di dipinti di Canaletto, Pietro Longhi e degli immancabili Tiziano e Tintoretto.

Ca’ Rezzonico è un palazzo patrizio, ma anche una dimora di mercanti. Infatti dispone di due ingressi: uno all’altezza dell’acqua sul lato del Canale da cui venivano introdotte le mercanzie, l’altro sul retro che si apre su una corte che introduce al salone principale, utilizzato per feste e ricevimenti. Il piano terra era diviso in uffici per l’amministrazione, il primo piano a livello del salone era l’abitazione dei padroni di casa, mentre l’ultimo piano era riservato ai servitori e agli operai dell’azienda.

Di grande effetto è lo scalone arricchito con statue, decorazioni e marmi. Molte sale occupate dal Museo del ‘700 sono prive di affreschi e decorazioni, invece risultano molto suggestivi gli ambienti della Sala della Dama arredata con numerosi specchi e la Sala dei Pastelli con arredi e quadri del barocco Italiano. Lo splendido Salone da Ballo, perfettamente illuminato da ampie vetrate e da imponenti lampadari in vetro di Murano, stupisce per i dettagli e per il soffitto finemente affrescato. Da non perdere al terzo piano di Ca’ Rezzonico la ricostruzione più che fedele della antica farmacia Ai Do San Marchi, che risale al ‘600, chiusa nel 1905.

Curiosità su Ca’ Rezzonico: è un luogo magico. Le opere che si ammirano nel Museo si amalgamano alla perfezione con gli spazi disegnati da Longhena 500 anni fa, ma soprattutto riescono a trasportare i visitatori nel mondo fantastico della Venezia del ‘700, quando era lecito per metà dell’anno girare mascherati. Un mondo che coincideva con la Commedia dell’Arte, una Venezia così ben rappresentata dalle opere personali (non commissionate) di Giandomenico Tiepolo (figlio di cotanto padre), opere intime e spassionate, fatte solo per se stesso.

Palazzo Ducale e le Prigioni Vecchie

Palazzo Ducale è un capolavoro in stile gotico veneziano. E’ uno dei più famosi simboli di Venezia ed è anche la sede del Museo Civico che fa parte della Fondazione Musei Civici di Venezia.

La storia di palazzo Ducale inizia prima dell’Anno 1000, ma subisce subito uno stop: nel 976 la prima costruzione voluta dal Doge Angelo Partecipazio, una casa-fortezza, venne distrutta da parte del popolo inferocito. Il Palazzo Ducale come lo conosciamo oggi inizia a profilarsi nel XII secolo con il Doge Sebastiano Ziani. Nel corso del 1400 vengono completate la facciata e la parte che si apre sul Ponte della Paglia, ma i disastrosi incendi del 1483 e del 1574 costrinsero a ulteriori modifiche e riconversioni. Andrea Palladio è chiamato al restauro dopo l’ultimo incendio e anche Tiziano e Veronese collaborarono alla ricostruzione con importanti opere pittoriche. Dopo la fine della Repubblica di Venezia, il Palazzo non sarà più utilizzato come sede delle magistrature, ma adibito a sede amministrativa. Palazzo Ducale diventa Museo nel 1923.

Molto importanti all’interno di Palazzo Ducale sono la Sala dello Scrigno, dove erano conservati nei Libri d’Oro e d’Argento i nomi dei patrizi e delle famiglie originarie di Venezia, e la Sala della Milizia da Mar, dove venivano selezionati e reclutati gli equipaggi per le navi da guerra della Serenissima. Dalla Sala del Magistrato alle Leggi, attraverso uno stretto corridoio, si arriva al Ponte dei Sospiri che unisce Palazzo Ducale alle adiacenti Prigioni Vecchie. All’esterno sono da notare le bocche di leone sotto il colonnato dove potevano essere inserite denunce di crimini o inadempienze: queste finivano in una scatola di legno e distribuite agli uffici giudiziari competenti.

Curiosità su Palazzo Ducale: le Prigioni Vecchie di palazzo Ducale sono divise in due aree, i Pozzi nei sotterranei e i Piombi nel sottotetto. I Pozzi sono quasi sotto il livello dell’acqua e quindi sono la zona più malsana e angusta: in questa porzione di prigione erano rinchiusi i delinquenti comuni. Nei Piombi invece si trovavano celle meno lugubri, dove venivano rinchiusi i rei di un certo livello, come nobili, religiosi e in genere persone ricche, accusati di qualche crimine. Nel corso dei secoli nei Piombi sono finiti personaggi come Giordano Bruno, Silvio Pellico, Nicolò Tommaseo e Giacomo Casanova. Quest’ultimo fu autore di una spettacolare evasione.

A Palazzo Grassi, tra spettri e mostre d’arte

Palazzo Grassi, conosciuto anche come Palazzo Grassi-Stucky, è oggi una delle principali location cittadine per mostre d’arte. Realizzato a partire dal 1749 dall’architetto Giorgio Massari su commissione di Angelo Grassi, patrono di una famiglia bolognese ammessa al patriziato veneziano, ha la particolarità di essere l’ultimo palazzo realizzato prima della fine della Repubblica di Venezia.

La storia di Palazzo Grassi è piuttosto travagliata: nel corso dei suoi due secoli e mezzo di vita ha cambiato molti proprietari. Dopo la precoce estinzione della famiglia Grassi a metà del 1800 il palazzo passa alla Società Veneta Commerciale di Spiridione Papadopoli, poi al tenore lirico Antonio Poggi e da questi al pittore ungherese Józsej Agost Schöfft. Nel 1857 Palazzo Grassi venne acquistato dal finanziere greco Simeone De Sina, nel 1908 dall’industriale svizzero Giovanni Stucky e poi nel 1943 dal finanziere veneziano Vittorio Cini, lo stesso della Fondazione Cini sull’Isola di San Giorgio. Nel 1949 il palazzo diventa un Centro Internazionale dell’Arte e del Costume e poi proprietà della Fiat nel 1983 che affidò la sua ristrutturazione all’architetto Gae Aulenti. Alla morte di Gianni Agnelli il nuovo e attuale proprietario diventa François Pinault. Da allora Palazzo Grassi è una tra le sedi di arte moderna e contemporanea più famose al mondo.

Curiosità su Palazzo Grassi: molti ignorano che uno spettro si aggira per Palazzo Grassi. E’ il fantasma di una ragazza morta suicida nel palazzo dopo aver subito violenza a metà del 1900. Sono molte le testimonianze del personale del museo, soprattutto di sesso femminile, che dichiarano di sentirsi chiamare per nome da un sussurro di ignota provenienza. Un vecchio dipendente, una guardia notturna, abituato a fare il giro di controllo nella semioscurità, una notte si sentì urlare all’improvviso “Fermati!”. Per lo stupore accese la torcia elettrica e scoprì che la voce l’aveva salvato da morte certa: per i lavori di ristrutturazione gli operai avevano aperto una voragine nel pavimento dove lui sarebbe precipitato se il fantasma della giovane fanciulla non lo avesse fermato.

A Ca’ Pesaro nacquero gli artisti ribelli

Ca’ Pesaro è un bellissimo palazzo di Venezia affacciato sul Canal Grande sede della Galleria Internazionale d’Arte Moderna e del Museo d’Arte Orientale. Realizzato tra il 1600 e il 1700 su progetto del famoso architetto Baldassarre Longhena, Ca’ Pesaro nel XVIII secolo diventa proprietà della famiglia Gradenigo, poi collegio dei Padri Armeni Mechitaristi, galleria d’arte moderna con la proprietà della famiglia Bevilacqua e dal 1902 sede del museo proprietà del Comune di Venezia.

Il percorso espositivo inizia al primo piano con opere dell’Ottocento veneziano e italiano con i lavori di importanti artisti come Ippolito Caffi, Guglielmo Ciardi E Pietro Fragiacomo. Nel Salone Centrale sono esposte opere delle prime edizioni della Biennale fino agli Anni ’50 (tra cui opere di Klimt e Kandinsky), mentre la sala sul Canale Grande è dedicata alla collezione di sculture di Adolfo Wildt. Le altre sale del primo piano propongono opere realizzate tra il 1910 e il 1920 dagli artisti che facevano capo al Movimento di Ca’ Pesaro e alla Scuola di Burano. Il ciclo sull’arte italiana e veneziana del Novecento si chiude con le nuove tendenze degli Anni ’30 e ’50 e l’attività degli artisti del Fronte Nuovo delle Arti e poi dello Spazialismo. Nel Museo d’Arte Orientale al terzo piano di Ca’ Pesaro si possono ammirare oltre 30 mila pezzi raccolti da Enrico di Borbone durante diversi viaggi in Estremo Oriente a fine 1800. La collezione comprende oggetti, lacche giapponesi del 1600 e stupende spade.

Curiosità su Ca’ Pesaro: il palazzo situato nel Sestiere di Santa Croce è stato all’inizio del 1900 al centro di una guerra tra artisti. Qui infatti è nato il Movimento di Ca’ Pesaro, detto anche dei Ribelli di Ca’ Pesaro, che guidato del critico Nino Barbantini si oppose con toni anti-accademici a quelli che erano considerati i vecchi maestri della Biennale.

Ca’ Dario, il palazzo maledetto

Ca’ Dario è un delizioso palazzo sul Canal Grande che appare visibilmente inclinato a causa degli assestamenti del terreno. Il palazzo risale al 1479, commissionato all’architetto Pietro Lombardo da Giovanni Dario, che lavorava per il Governo della Serenissima. Ca’ Dario sorge su un antico cimitero e forse anche per questo è considerato un palazzo maledetto. Il palazzo non è visitabile all’interno ed è circondato da canali per cui è davvero difficile poterne ammirare da vicino la bellezza. Ma è uno dei palazzi più caratteristici di Venezia per chi ama il mistero e le leggende.

La storia di Ca’ Dario è infatti indissolubilmente legata ai tragici destini che hanno segnato la vita di tutti i proprietari nel corso dei secoli. La figlia di Giovanni Dario, Marietta, si suicidò dopo il tracollo finanziario del marito, a sua volta morto accoltellato. I loro discendenti all’inizio del XIX secolo vendettero il palazzo ad Arbit Abdoll, commerciante armeno che fece bancarotta, il quale nel 1838 lo cedette all’inglese Radon Brown suicida per debiti nel 1842 insieme al suo compagno. L’americano Charles Briggs acquistò Ca’ Dario, ma accusato di omosessualità dovette fuggire in Messico. All’inizio del 1900 il poeta francese Henri de Régnier divenne proprietario poco prima di essere colpito da una grave malattia. Rimasta disabitata, la casa nel 1964 doveva essere comprata dal tenore Mario Del Monaco che nel viaggio che lo avrebbe portato a stipulare il rogito ebbe un gravissimo incidente e quindi desistette. Fu poi il turno del conte torinese Filippo Giordano delle Lanze che venne ucciso all’interno del palazzo nel 1970 dal suo amante Raul Blasich a sua volta assassinato a Londra. Kit Lambert, manager del mitico gruppo musicale degli Who, comprò Ca’ Dario e poco dopo morì nella capitale inglese cadendo dalle scale. A metà Anni ’80 l’uomo d’affari veneziano Fabrizio Ferrari si trasferì a Ca’ Dario con la sorella: lui andò in rovina e lei morì in un incidente stradale. Alla fine di quel decennio proprietario diventa il finanziere Raul Gardini, suicida nel 1993. Nel 2002, dopo pochi giorni dall’aver affittato il palazzo, il bassista John Entwistle, uno dei migliori 10 di sempre secondo la rivista Rolling Stone, morì di infarto.

Curiosità su Ca’ Dario: oggi Ca’ Dario è disabitata ed è in vendita a un prezzo tutto sommato non esagerato. Non si trovano acquirenti. Solo colpa della crisi oppure la fama di palazzo maledetto frena possibili acquirenti?

Fontego dei Turchi, un percorso di vita

Il Fontego dei Turchi, stupendo palazzo sul Canal Grande nel Sestiere di Santa Croce, risale al XIII secolo e dal 1923 è sede del Museo Civico di Storia Naturale di Venezia. Al Fontego dei Turchi è attribuito un infausto restauro a metà Ottocento, che però non è riuscito pienamente ad eliminare alcuni elementi tipici dello stile originario veneto-bizantino.

Il Fontego ha avuto, almeno fino al restauro del 1870, soprattutto funzione di magazzino, a cui arrivavano le navi provenienti dall’Oriente con il loro carico di spezie e sete. In seguito il Fontego dei Turchi viene donato agli Estensi di Ferrara: il rapporto ondivago tra le due città è scritto nella storia del palazzo che veniva confiscato o restituito alla famiglia nobile ferrarese a seconda delle vicissitudini politiche. Nel XVII secolo il palazzo venne affittato da mercanti turchi e quindi utilizzato come dimora per i commercianti orientali in transito a Venezia. I turchi vennero allontanati definitivamente nel 1838 e dal 1860 il palazzo è proprietà del Comune di Venezia.

Il Museo Civico di Storia Naturale di Venezia, sito nel Fontego dei Turchi, propone ai visitatori un percorso di tipo esperienziale. Di particolare interesse è la sala dedicata alla spedizione scientifica in Niger dell’archeologo Giancarlo Ligabue nel 1972-1973 di cui si ammirano importanti reperti tra cui uno scheletro di un dinosauro tra i più interessanti al mondo. Le cinque sale del Museo propongono un percorso dalle prime forme di vita marina fino ai grandi animali del periodo glaciale.

Curiosità sul Fontego dei Turchi: molto interessante nel Museo Civico di Storia Naturale di Venezia è una vasca di oltre cinque metri dove è riprodotta la vita dell’ambiente delle tegnùe. Queste sono le uniche zone rocciose della laguna dove la biodiversità è davvero ampia e dove si trovano particolari specie di pesci, molto apprezzati dai biologi, ma anche dalla gastronomia veneta, come l’astice, il merluzzetto, il grongo e il branzino.

Il Molino Stucky, da mulino a hotel di catena

Il Molino Stucky di Venezia è un enorme palazzo sull’isola della Giudecca. Risale al 1895 ed è opera dell’architetto Ernst Wullekopf su commissione di Giovanni Stucky, imprenditore e finanziere svizzero.

Di impressionante mole, il mulino è stato costruito in quest’area in modo che si potesse sfruttare il mare per un più veloce trasporto del grano e del macinato. A pieno regine il Mulino dava lavoro a 1.500 persone che erano in grado di lavorare oltre 2.500 quintali di farina ogni giorno. Verso il 1910 inizia un lento declino dell’attività e così nel 1955 il mulino chiude definitivamente i battenti. Nel 1994 la società Acqua Pia Antica Marcia del gruppo Acqua Marcia rileva il grande edificio dando vita ad uno dei più imponenti restauri a livello europeo. Del 2000 è l’accordo tra Acqua Marcia e Hilton, catena alberghiera, che ha destinato il complesso a residence, centro congressuale e albergo di 379 stanze. Nell’aprile del 2003 un grande incendio ha distrutto diverse zone del complesso che hanno così dovuto subire un ulteriore restauro e rifacimento.

Curiosità sul Molino Stucky: nel corso dell’ultimo restauro dopo l’incendio del 2003 i materiali utilizzati sono passati prima al vaglio della Soprintendenza alla Belle Arti soprattutto per garantire l’uniformità cromatica della struttura. In particolare per i lavori sono stati utilizzati 450 mila nuovi mattoni.

© Copyright - Cookie Policy - That's Venice!